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Oggi le colline del Barolo sono quasi totalmente dedicate alla coltivazione dell'uva, ma il panorama della Bassa Langa non è sempre stato così. Non più di una generazione fa, la terra era principalmente suddivisa in piccoli poderi, dove la vite era soltanto una delle tante coltivazioni in mezzo a campi di grano, frutteti, noccioleti e pascoli per l'allevamento dei bovini ed altri animali. La coltivazione dei vigneti è stata comunque sempre un'attività molto fiorente, grazie all'ottima qualità, che ha sempre contraddistinto i vini di questa zona .

L'interesse dell'aristocrazia piemontese e dei nobili di Casa Savoia ha fatto sì che sorgessero delle grandi e prosperose tenute nella zona, che rifornivano le tavole dei re e dei nobili del tempo con i migliori vini. Principalmente le terre furono suddivise in tanti piccoli appezzamenti  fin dal 1960.

La famiglia Fontana era proprietaria di un podere vicino a castiglione Falletto, una cacsina che era già prima suddivisa in due appezzamneti: Cascina Fontana e Cascina Fontanin. Questa spartizione risaliva  probabilmente aglia nni intorno al 1860. Qui, come per molti altri, la coltivazione della vite e la produzione del vino rappresentavano una delle principali attività della famiglia durante l'anno.

Fortunatamente il vino era buono e vi era  richiesta di mercato per questo prodotto. Alla fine del 1900, il bisnonno di Mario Fontana, Giuseppe Fontana, attaccava i buoi ad un carro e così trasportava botticelli di vino verso le aree urbane di Cuneo e Torino per vendere il vino alle osterie e ai clienti privati, che già allora apprezzavano la qualità di questo vino genuino delle Langhe.

Sono passate due guerre mondiali, ma la terra ha continuato ad essere coltivata e la vita  è trascorsa immutata. Ci furono lotte cruente nella regione durante il secondo conflitto mondiale e nel dopoguerra la vita era molto dura mentre si cercava di ricostruire ciò che la guerra aveva distrutto.

Il nonno di Mario, Saverio,  nato nel 1903, era un contadino che ha continuato a coltivare la terra ed è stato capace di riconoscere nel dopoguerra la potenzialità del vino- un grande vino- di poter trasformare la vita nella regione.

Mario nasce nel 1966. Nei primi anni '70 l'Italia è diventata un paese prospero e il vino Barolo diventa famoso apprezzato in tutto il mondo. Si aprono nuovi mercati. Gli agricoltori estirpano le altre colture per piantare nuovi vigneti e c'è la possibilità di dedicarsi interamente alla produzione del vino di alta qualità.

Mario si ricorda che quand'era ancora bambino, suo nonno gli diceva: ”Tu sei la nostra sesta generazione di viticoltori”. Sembra che Mario sia nato con questa vocazione. Guidava il trattore nelle vigne all'età di quattordici anni. Dopo aver terminato la scuola ad Alba e aver fatto il servizio militare, si è dedicato al lavoro fianco a fianco a suo nonno, imparando a coltivare le viti e a produrre il vino nel segno della migliore tradizione.

“All'epoca non vi era tecnologia né analisi di laboratorio, come ci sono ora. Ma mio nonno sapeva come fare grazie  a decenni – a anche generazioni- di esperienza passata”, dice Mario.'Mio nonno mi diceva, Mario non va bene così'. Era molto rigoroso e severo e mi ha insegnato che non si smette mai di imparare.

“Mi ricordo che mio nonno non era mai veramente soddisfatto dei suoi vini. Mi diceva, 'Mario, ricordati, il tuo vino non è mai il più buono'. Si può sempre migliorare, sempre fare meglio. Questa sincerità e questa umiltà sono un qualcosa che spero di aver imparato da mio nonno. L'esperienza non si può imparare velocemente. Bisogna avere pazienza e tempo, bisogna permettere al vino di crescere e svilupparsi  così come un bimbo per diventare uomo ha bisogno di tempo  e cure.

Mario e Luisa, entrambi appassionati motociclisti, si incontrarono un giorno in un bar dell'Alta Langa, meta di gruppi di centaurari langaroli, e si sposarono nel 1998. I figli Edoardo e Vasco sono nati rispettivamente nel 1999 e nel 2001 (entrambe due magnifiche annate per il Barolo!). Oggi la coppia sta restaurando una casa d'epoca situata di fronte alla cantina a Perno, si tratta di un progetto di lungo corso. La mamma di Mario, Elda, aiuta nelle vigne e i ragazzi danno anche loro un contributo al lavoro della famiglia.

In questo modo la nuova generazione guarda e impara mentre le lezioni delle passate generazioni guidano e indicano la strada che porta al futuro.

 

     
   
   
   
     

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